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Hacking di Google: servizi nascosti, sconosciuti o futuri

Tutto quanto state per leggere è solo un gioco.

Smanettare nel codice di Google è sempre divertente. Osservando il codice HTML oppure certe convenzioni seguite per anni sui nomi di acuni file, emergono abitudini dell’azienda di Mountain View o caratteristiche che possono essere sfruttate per trovare informazioni interessanti.

Tra tutte, probabilmente le informazioni più ghiotte sono quelle relative a servizi non ancora pubblici ma previsti per il futuro.

Nei prossimi paragrafi vi condividerò i risultati di alcune delle ricerche che ho svolto, precisando che quanto ho trovato non corrisponde necessariamente a nuovi servizi o prodotti di Google ma potrebbero essere riferimenti a servizi pubblici che il sottoscritto non conosce o ricorda. 😛

Proprio per la suddetta ragione, vi chiederò di aiutarmi a capire se si tratta di servizi realmente nuovi o meno. 🙂

Logo dei servizi

Gli URL usati per i logo di Google sono sempre stati del tipo:

http://www.google.com/images/logos/nomeservizio_logo.gif

Vengono anche usate leggere variazioni nell’URL, per specificare le versioni di uno stesso logo in lingue diverse dall’inglese; tuttavia l’URL sopra indicato rimane quello principale e “canonico”.

Non si può escludere che prima di annunciare un nuovo prodotto, per esempio un nuovo motore di ricerca verticale oppure un nuovo servizio per le aziende, alcuni dei file necessari ad erogare il servizio vengano predisposti online con un po’ di anticipo.

Chissà che cosa si scoprirebbe se qualcuno provasse a testare l’esistenza di nuovi logo con alcune migliaia di accessi ad URL del tipo:

http://www.google.com/images/logos/ + parola + _logo.gif

Ho voluto approfittare dell’esistenza online di qualche dizionario inglese gratuito. Tra i tanti logo che ho beccato, io non conosco quelli che seguono. Mi dareste una mano a risalire ai servizi che li usano? I commenti del blog sono a vostra disposizione! 🙂

  • http://www.google.com/images/logos/new_logo.gif
  • http://www.google.com/images/logos/press_logo.gif
  • http://www.google.com/images/logos/beat_logo.gif
  • http://www.google.com/images/logos/storage_logo.gif
  • http://www.google.com/images/logos/agency_logo.gif
  • http://www.google.com/images/logos/shallow_directory_logo.gif (trovato in altro modo e sicuramente usato in passato)

New Google Logos

Sono riuscito a trovare qualche piccolo inizio facendo delle ricerche, ma non ho acquisito alcuna certezza sull’uso di quei logo. Ogni vostro contributo è benvenuto.

Identificatori dei motori verticali

Quando effettuate una ricerca su Google Web (vi consiglio di farne una su Google.com e proseguire nella lettura) appare a sinistra dei risultati una colonna con delle icone dedicate ai motori di ricerca verticali.

Cliccando su una qualunque delle icone, per esempio quella del motore delle News, l’URL della pagina visualizzata dal browser cambia e al suo interno il parametro “tbm” contiene una stringa di testo che identifica il motore di ricerca verticale selezionato, “nws” nel caso delle News:

http://www.google.com/search?q=test&hl=en&prmd=ivnsfd&source=lnms&tbm=nws&sa=X&oi=mode_link&ct=mode&cd=4

Se provate a modificare il valore “nws” in un altro identificatore di un motore di ricerca verticale, Google produrrà la pagina relativa. Potete provare cambiando “nws” con “mbl”, che è l’identificatore dei contenuti Realtime:

http://www.google.com/search?q=test&hl=en&prmd=ivnsfd&source=lnms&tbm=mbl&sa=X&oi=mode_link&ct=mode&cd=4

Errore HTTP 400 di GoogleChe succede se al parametro “tbm” viene assegnato un valore che non corrisponde ad un motore di ricerca verticale esistente? Google mostra un errore di tipo 400 (Bad Request) all’utente:

http://www.google.com/search?q=test&hl=en&prmd=ivnsfd&source=lnms&tbm=ciccio&sa=X&oi=mode_link&ct=mode&cd=4

Ravanando nel codice Javascript di Google, ho trovato un array che ospita valori destinati ad essere assegnati al parametro “tbm”, ovvero una lista di identificatori dei motori di ricerca. Sono tutti validi e accettati da Google, nel senso che non producono un errore di classe 400, tuttavia alcuni identificatori sono “inattivi” e i motori di ricerca richiamati non forniscono risultati.

Nella tabella che segue ho riassunto i codici conosciuti, quelli sconosciuti e alcune mie congetture basate su associazioni puramente arbitrarie e personali. Per tutti i codici, ho aggiunto un link all’URL dei risultati.

Codice Motore di ricerca Note
evn Sconosciuto Events?
frm Sconosciuto
ppl Sconosciuto People?
prc Sconosciuto
klg Sconosciuto Knol/Knowledge?
pts Patents
rcp Recipes
shop Shopping
vid Videos
nws News
mbl Realtime
bks Books
plcs Places
isch Images
blg Blogs
dsc Discussions

Voglio indirizzare la vostra attenzione sopratutto sulle congetture “People” (che è diverso da Google Profiles, che possiede un identificatore diverso da “ppl”) e “Knol/Knowledge“, perché un’associazione di questi concetti può essere fatta con quello che mostrerò di seguito.

Grafica delle icone

L’ultima fonte di informazioni riservate potrebbero essere le icone che Google usa per i servizi di ricerca. Fortunatamente, piuttosto che gestirle tutte con file a sé stanti, Google usa la buona tecnica degli Sprite CSS e quindi unisce tutte le icone dei servizi di ricerca in un’unica immagine.

Quella che segue è la versione dell’immagine che è stata usata quando Google ha introdotto per tutti gli utenti la barra laterale per la selezione del tipo di ricerca, nel maggio 2010:

http://www.google.com/images/nav_logo15.png
Icone inutilizzate

Come potete notare, tra le icone appaiono un punto di domanda verde e due omini stilizzati (che ricordano un po’ quelli di Myspace): si tratta dunque di servizi di ricerca già preventivati all’epoca da Google, mantenuti fino alla più recente versione dell’immagine, ma che non vengono mai mostrati agli utenti nella barra verticale.

Volendo concedermi un volo di fantasia e cercando a tutti i costi di associarli agli identificatori dei motori verticali illustrati pocanzi, mi verrebbe da dire che le due icone misteriose potrebbero essere associate rispettivamente a dei concetti quali “Know/Knowledge” e “People”.

Ma queste sono le mie congetture. Vi invito a fare le vostre specie se, a differenza del sottoscritto, avete notato l’uso di queste icone prima d’ora. 🙂

Approfondimenti

Se siete i classici smanettoni che voglio ulteriormente approfondire quanto Google tenta di tenere riservato, vi segnalo una persona che fino a poco tempo fa era considerato il vero esperto in materia: Tony Ruscoe. Il suo blog è ricco di indicazioni su come approcciare la ricerca di servizi non accessibili al pubblico.

Tony ha usato per anni diversi sistemi, differenti da quelli sfruttati da me e spiegati in questo post. Stanchi di ricevere continui dictionary attack, quelli di Google hanno alla fine pensato che sarebbe stata una buona idea accettare la sua candidatura nel Webmaster Team e l’hanno assunto nel 2010. Interrompendo di fatto le sue ricerche.