Google Labs chiude: qualche lezione SEO da non dimenticare

A seguito della “salita al potere” di Larry Page in Google, una delle conseguenze minori ma di immediato impatto è stata la decisione di smantellare Google Labs, la sezione che per anni ha mostrato al mondo alcuni esperimenti e tool ai quali gli ingegneri di Google hanno lavorato.

Alcuni di quegli strumenti verranno semplicemente eliminati, altri cambieranno indirizzo, altri ancora verranno chiusi ma alcuni dei loro algoritmi verranno sfruttati da altri prodotti di Google.

Di post che trattano la chiusura di Google Labs e della perdita di strumenti utili ce ne sono parecchi, vi segnalo su tutti un articolo di Francesco Tinti sul tema.

Io sono interessato a trattare un aspetto in particolare della chiusura di Google Labs, ovvero il fatto che essa potrà comportare una perdita della memoria storica SEO e rischia di rendere meno immediate alcune lezioni che era facile apprendere semplicemente osservando Google Labs.

Questo articolo elencherà dunque alcuni aspetti della tecnologia di Google che è bene che i SEO non dimentichino e spero che possa servire come riferimento in futuro a coloro che approcceranno il search marketing senza aver mai osservato, attraverso gli strumenti di Google Labs, di che cosa Google era ed è capace.

Le potenzialità di Google

I tool di Google Labs hanno permesso ai SEO di acquisire diverse e importanti informazioni:

  • a quali aspetti del web Google era interessato
  • che soluzioni venivano adottate per risolvere specifici necessità degli utenti
  • che potenzialità e capacità aveva la tecnologia di Google

Va precisato che Google Labs è stata una libera espressione di quanto gli ingegneri di Google facevano nel famoso 20% di tempo che l’azienda permette loro di usare per qualsiasi progetto personale. Non tutti i progetti resi pubblici erano quindi figli di interessi dell’azienda, molti erano semplicemente il frutto di esperimenti e interessi di singoli ingegneri.

Ciononostante l’osservazione di quanto gli ingegneri hanno prodotto nel proprio “tempo libero” ha fornito ai SEO importanti informazioni che son servite per chiarirsi le idee su quello che la tecnologia di Google era in grado di produrre e rendersi conto nella pratica degli avanzamenti dell’IR.

E’ un vero peccato che questa finestra aperta sulle capacità di Google venga smantellata, un provvedimento che rende ancora più oscuri quanto avanzate sono le metodologie applicate dal motore di ricerca.

Passerò adesso in rassegna i tool più significativi per l’information retrieval, indicando che cosa ci hanno insegnato.

Google Sets: relazioni e struttura

Google Sets è stato uno dei primi strumenti di Google Labs (correva l’anno 2002) e consentiva di ampliare liste di elementi legati da tipologie, criteri o caratteristiche comuni.

Esempio di risultati di Google SetsPer esempio, fornendo a Google Sets due elementi quali “hotel” e “albergo”, il tool era in grado di produrre una lunga lista di parole correlate quali: agriturismo, residence, campeggi, affittacamere, appartamenti, alberghi, bed breakfast, bb, camping, ecc.

Rimanendo in ambito turistico, per ottenere un elenco dei principali servizi ed optional offerti dagli alberghi era sufficiente fornire a Google Sets parole quali “televisore”, “aria condizionata” e “frigobar” per ottenere dallo strumento: telefono, asciugacapelli, cassaforte, minibar, riscaldamento, tv satellitare, scrivania, tv, balcone, connessione internet wireless, e una fraccata di diverse altre parole.

Google Sets però non sapeva che l’ambito era, negli esempi fatti, quello turistico né l’utente era costretto a fornire al tool un ambito tematico. Colori, nomi di persona o di animali, nomi di nazioni o di formaggi o di pianeti… per Google Sets non faceva differenza, era spesso in grado di proporre risultati soddisfacenti.

Al di là dell’indubbia utilità per trovare keyword interessanti o per il copywriting, come faceva lo strumento a produrre quelle liste?

La risposta alla domanda rappresenta la prima lezione SEO che va salvata: Google è in grado di sfruttare le informazioni strutturate presenti nelle pagine HTML, come liste (tag UL/OL) e definizioni (tag DL), per comprendere che tra le parole esiste una relazione. Questa semplice informazione è necessaria per instradare altri algoritmi che hanno l’obiettivo di estrarre uno o più temi portanti dai contenuti di ciascuna struttura.

Noi SEO diamo forse per scontato che l’estrazione di un tema da una pagina o sito sia un’attività ormai banale per un motore di ricerca, tuttavia è opportuno ricordare che possiamo rendere la vita più facile al motore e le nostre informazioni più chiare se assegnamo ad esse una struttura.

Le parole o espressioni elencate in una lista puntata sono per definizione accomunate da un criterio di fondo o un tema portante. E’ vero che tale criterio o argomento non è esplicito, tuttavia è esplicita l’informazione che quelle parole sono accomunate da qualcosa e questa informazione può stare alla base di algoritmi preposti ad associare un tema alle risorse.

Ciò non è altrettanto facile quando si analizzano dei generici paragrafi di testo: anche se possono contenere parole correlate tra di loro, tale relazione rimane ipotetica e comunque latente. Il motore di ricerca deve lavorare sodo anche solo per capire quali espressioni sono correlate tra di loro e quali no.

Liste generiche o di definizioni, tabelle e persino intestazioni rimangono quindi un grosso aiuto al motore ed un’opportunità ghiotta per i SEO che vogliono rafforzare in maniera chiara ed esplicita il tema di una risorsa.

E’ pur vero che i motori di ricerca tentano (e sottolineo: tentano) di inferire una struttura laddove essa non sia stata esplicitata da chi ha creato la risorsa, tuttavia penso che educare noi stessi ad un web un po’ più ordinato e amico della semantica non possa che migliorare le cose. :)

Google Image Labeler: gli umani non bastano

Google Image Labeler era un gioco di social tagging. A due utenti, che non si conoscevano e non potevano interagire tra loro, veniva mostrata la stessa immagine e veniva chiesto di taggarla con parole o espressioni associabili. I due concorrenti non avevano visibilità delle parole proposte dal compagno di gioco ed il sistema prendeva per buoni solo i tag che erano stati proposti da entrambe i giocatori.

Una sessione di gioco in Google Image LabelerAl di là dell’aspetto ludico, il gioco consentiva a Google di acquisire informazioni sulle immagini difficili da ottenere attraverso gli algoritmi di analisi di Google Images.

Qual’è l’aspetto interessante dietro a questa tecnologia e la lezione SEO che se ne trae? Beh, Google Image Labeler è rimasto solo un gioco e il suo utilizzo da parte degli utenti non è mai diventata una metodologia valida da applicare all’analisi della grande quantità di immagini con cui Google ha a che fare.

Sebbene il gioco fosse un’eccellente applicazione di human-based computing, esso non si è dimostrato scalabile e i successivi algoritmi di riconoscimento immagine sviluppati da Google hanno apportato una capacità di classificazione delle risorse di ottima qualità e facilmente applicabile a grandi quantità di immagini senza dover ricorrere a personale umano.

Robots 1 – esseri umani 0, dunque? Non proprio. Premesso che ogni algoritmo di analisi di Google si fonda comunque sulla valutazione di informazioni generate da esseri umani, in altri contesti il motore di ricerca attinge con molto piacere a diretti contributi umani per migliorare i risultati dei propri software.

Un esempio tra tutti è reCAPTCHA, il sistema di CAPTCHA basato su testi scannerizzati da documenti cartacei e che per i computer è difficile interpretare e convertire in testo digitale.

L’azienda reCAPTCHA era stata fondata da Luis von Ahn, lo stesso esperto di human computation che ha ideato un gioco di social tagging a cui Google Image Labeler si ispirava, ed è stata acquisita da Google nel 2009 per migliorare le capacità dei propri algoritmi OCR nelle scansioni di libri previste per Google Books.

Google Squared: domande e risposte

Google Squared era strettamente correlato a Google Sets perché i concetti di fondo sui quali poggiava erano gli stessi: sfruttare i dati strutturati esistenti sul web, a cominciare dalle tabelle, per estrarre relazioni e associare temi alle informazioni.

Squared mostrava una griglia, simile ad un foglio Excel, nella quale l’utente poteva fornire liberamente i primi elementi di un gruppo e specificare quali informazioni si desiderava ottenere sugli elementi.

Esempio di informazioni fornite da Google SquaredRicordo che il tool venne reso pubblico negli stessi giorni in cui la moglie di Silvio Berlusconi decise di separarsi dal marito: io ne approfittai per chiedere a Google Squared informazioni sulle mogli dei politici e potete osservare il risultato nell’immagine allegata.

Non girerò a lungo attorno alla lezione SEO dietro a Google Squared, perché è la stessa di quella appresa osservando Google Sets: i dati strutturati da un lato aiutano il motore di ricerca e dall’altro mettono ordine tra le informazioni proposte dalle risorse.

Google Squared era però un passo generazionale avanti rispetto a Google Sets. Se quest’ultimo si limitava a fornire elenchi di parole correlate senza tentare di identificarne un tema, Squared comprendeva quali relazioni accomunavano i dati trovati e sfruttava questa conoscenza per migliorare ulteriormente la qualità delle informazioni aggregate.

Cosa cambiava? Che queste nuove potenzialità potevano essere sfruttate nei risultati di ricerca di Google per fornire direttamente risposte alle domande degli utenti. La tecnologia di Squared era infatti in grado di associare ad un oggetto delle caratteristiche e tale capacità rappresentava una vera manna per tutti quei contesti in cui gli utenti cercavano informazioni molto specifiche su qualcosa (la capitale di uno stato, la data di nascita di una persona, ecc.).

Tale potenzialità non verrà persa con la chiusura di Google Squared: i suoi algoritmi continueranno ad alimentare sia le “risposte dirette” nelle SERP di Google sia le ricerche correlate fornite dal motore.

Ecco, forse se dovessi trovare una lezione SEO aggiuntiva a quella già imparata da Google Sets, direi che tabellare i dati in modo ordinato aiuta molto Google a fornire risposte dirette prima ancora che proporre siti che includono la risposta.

Però che il destino di Google sia quello di diventare sempre più un “motore di risposta” è ormai palese, quindi suggerisco rassegnazione e la giusta applicazione di struttura ai vostri contenuti. 😉

Conclusioni

Segue un elenco di tutti i tool di Google Labs per i quali, alla data del 6 settembre 2011, è stato previsto un provvedimento di qualche genere. Considerate queste informazioni facilmente oggetto ad obsolescenza, visto che sono prevedibili ulteriori news sullo smantellamento di Google Labs.

ProgettoProvvedimentoTecnologia usata in…
Google PackChiusura
Google NotebookChiusura
Google SidewikiChiusura
Google Subscribed LinksChiusura
Google Web SecurityChiusuraGoogle Chrome
Google Image LabelerChiusura
Fast FlipChiusura
AardvarkChiusura
Places DirectoryChiusuraGoogle Maps for Mobile
Google SetsChiusura
City ToursChiusura
Image SwirlChiusuraGoogle Images
Google News TimelineChiusura
Google SquaredChiusuraGoogle Search (question answering and related searches)
Google Talk GuruChiusura
Script ConverterChiusuraGoogle Transliteration
Google BreadcrumbChiusura
Realtime MytracksChiusura
SputnikChiusura
Google DesktopChiusura
Google Maps API for FlashDeprecata
App Inventor for AndroidDiffusione open source
Google ScribeIncorporato in Blogger
Google Books Ngram ViewerIncorporato in Google Books
Google Reader PlayIncorporato in Google Reader
Google CorrelateIncorporato in Google Trends
Fetch as GooglebotIncorporato in GWT
Google GogglesPresenza solo in Android Market
ShopperPresenza solo in Android Market
Google ListenPresenza solo in Android Market
Sky map for AndroidPresenza solo in Android Market
WalkyTalkyPresenza solo in Android Market
Intersection ExplorerPresenza solo in Android Market
My Tracks for AndroidPresenza solo in Android Market
Finance for AndroidPresenza solo in Android Market
Gesture SearchPresenza solo in Android Market
Open SpotPresenza solo in Android Market
Earth EngineSpostato in nuovo URL
Scripting Layer for AndroidSpostato in nuovo URL
Web Application Exploits and DefensesSpostato in nuovo URL
Julia MapSpostato in nuovo URL
Google SwiffySpostato in nuovo URL
Google TransliterationSpostato in nuovo URL
Google ModeratorSpostato in nuovo URL
Google Shared SpacesSpostato in nuovo URL
Indic Music SearchSpostato in nuovo URL
Flu TrendsSpostato in nuovo URL

3 Responses to Google Labs chiude: qualche lezione SEO da non dimenticare

  1. simo scrive il 6 September 2011 at 10:10

    mi sembra strana la “chiusura” di sidewiki, visto che stanno usando una piattaforma identica per i commenti a tutte le pagine delle guide interne, forse sarebbe meglio mettere “mutazione” :-)

  2. Fradefra - Chef Scuola di cucina maisazi scrive il 6 September 2011 at 10:21

    Certo che osservando queste cose, si capisce come le aziende alla fine siano fatte di persone ed a volte basta il cambio di una sola persona, per portare a modifiche strutturali profonde, al punto da cambiare un’epoca.

    Noi pensiamo sempre che una azienda grande, in quanto tale, resti immutabile nel tempo. Invece Motorola viene venduta, la Sony molti anni fa si comprò la Columbia pagandola cash!

    Alla fine, una mattina il proprietario di una aziende può svegliarsi e dire “sai che c’è? Mi compro un’isola nel Pacifico e mi ritiro”. E tutti quelli che dipendevano dalla sua azienda, come clienti o fornitori…

  3. Pingback: Google chiude dieci progetti - SEO Blog GT

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