Trarre lezioni SEO dal gigantesco bug di Google Plus

Hijacking

Siccome non uso questo blog per affrontare temi che ritengo meno interessanti, non ho scritto un articolo sul gigantesco bug di Google+ scoperto due settimane fa, quello che permette di attribuire ad una pagina di Google+ una quantità di +1 sostanzialmente arbitraria, “copiandoli” da quelli di una qualsiasi altra pagina.

Se questo bug fosse emerso su Facebook, tutti i blog markettari internazionali avrebbero probabilmente evidenziato l’incredibile falla ed i vari servizi di “vendita di like” avrebbero stappato bottiglie di Dom Pérignon. Ma siccome Google+ se lo filano in quattro gatti ed i suoi utenti attivi si calcolano sulle dita di una mano di un monco (sì, è un’iperbole) la faccenda è passata relativamente inosservata.

Se non avete idea del bug del quale sto parlando, vi segnalo un articolo riassuntivo su Engeene ed un approfondimento tecnico su Ideativi. Ne consiglio la lettura per prendere familiarità col tema di cui sto per scrivere.

L’articolo che state leggendo, tuttavia, non è dedicato al bug in sé quanto a che cosa è possibile imparare sul funzionamento di Google ragionando un po’ sulla falla che è stata trovata e sul perché essa esiste.

Sarà anche un modo per approfondire un po’ parte del processo di canonicalizzazione delle risorse.

Buona lettura!

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Come funziona Google: guarda (gratis) il corso SEO in diretta video

Spettatori che guardano al cinema il corso SEO di LowLevel.it
A volte mi vengono idee demenziali, ma penso che la demenzialità vada rivalutata, specie quando viene applicata consapevolmente.

Siccome sono sempre stato affascinato dai quei ristoranti con vista sulla cucina che permettono di osservare i cuochi trafficare con le pietanze, mi son chiesto se potevo fare qualcosa di simile per il corso “Come funzione Google (sul serio)”, che sto tenendo in questi giorni e che tanto è piaciuto agli iscritti. Mi è venuta un’idea…

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La distanza gastronomica

Mortazza

Photo by Ehud Kenan – www.flickr.com/photos/ehud/

A Milano, nel mio quartiere, ha aperto da poco quello che si definisce “Luogo di incontro con cucina”, perché chiamarlo “ristorante” evidentemente je faceva schifo.

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Come organizzare un documento di analisi SEO [Infografica]

Mappa documento di analisi SEO

In fondo a questo articolo trovate un’infografica. Lo scrivo in cima per non rischiare che ve la perdiate e perché mi dicono che le infografiche piacciono molto, a prescindere da quanto siano utili o fatte bene. Per testare di persona il fenomeno, ho prodotto un’infografica inutile e fatta male.

Nel corso degli anni mi è capitato di modificare pian piano l’organizzazione dei documenti di analisi SEO che ho realizzato.

Partendo da un modello molto lineare, che coincideva con un elenco di criticità SEO riscontrate su un sito e con linee guida SEO per risolverli, ho iniziato a considerare un documento di analisi tecnica non tanto l’output di un’attività più o meno scimmiescamente eseguita quanto un ulteriore strumento di comunicazione nei confronti del cliente, strumento che può essere sfruttato per far percepire l’utilità delle analisi svolte e la competenza di chi le ha svolte.

Senza snaturare gli obiettivi tecnici di questi documenti, a mio parere è possibile organizzarli in modo da inserirli in una più ampia visione di marketing e consulenziale.

In questo articolo vi propongo una possibile traccia da seguire; attingete ad essa e modificatela in piena libertà, a seconda delle vostre specifiche esigenze.

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Progetto Bombolo: come modificare il Knowledge Graph e le SERP

Un'immagine che ritrae Franco Lechner e la scritta Progetto Bombolo

Questo post nasce esclusivamente dalla volontà di rendere omaggio a Franco Lechner, in arte “Bombolo”, protagonista di molti b-movie italiani e compianta maschera romanesca della commedia trash.

Non escludo che, nel tentativo di omaggiare Bombolo, l’articolo possa accidentalmente fornire informazioni su come modificare i contenuti del Knowledge Graph di Google.

Tze-tze.

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SEO serendipità: cosa si scopre su Googlebot quando meno te l’aspetti

Penso che la cosa meno noiosa di questo post sia il fatto che include un video in cui ho catturato i comportamenti di Googlebot su un sito. Ve l’ho scritto in cima all’articolo, così non c’è il rischio che ve lo perdiate.

Questa non è la prima volta che mi imbatto in situazioni di serendipità durante i miei test o studi legati alla SEO. Mi pare di averne dato evidenza sul blog durante la mia ricerca sui famigerati “Not Provided”, ma al di là di quanto ho documentato online non sono mancate altre occasioni in cui mi sono imbattuto in qualcosa di interessante mentre cercavo tutt’altro.

Recentemente ho valutando alcune tecniche per incentivare Google ad indicizzare più velocemente i contenuti di un sito ma non vi parlerò di questi tentativi perché i test sono ancora in corso. Quello che invece vi voglio raccontare è ciò che ho scoperto mentre ne portavo avanti uno.

Ne ho tratto un paio di considerazioni molto semplici e per niente sconvolgenti, ma che in futuro potranno essere tradotte in linee guida di buonsenso potenzialmente utili ad altri SEO.

Per queste ragioni, ho pensato di condividere con voi quello che ho osservato.

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