Quando Google spamma sé stesso: una malefatta passata inosservata

Ercole e l'idra

All’inizio pensavo di intitolare questo articolo “Quando Google spamma sé stesso: una torbida storia di potere e corruzione” ma sarebbe stato un po’ troppo romanzato e il titolo mi avrebbe stuzzicato la pericolosa idea di trasformare l’articolo in un racconto estivo ambientato in una New York del periodo proibizionista. Immaginavo già Larry Page con un fedora.

Alla fine ho ripiegato verso un titolo che va dritto al punto.

La prima cosa che dovete sapere è che l’immagine di Google che spamma sé stesso è tanto diffusa quanto impropria. È vero che alcune volte i responsabili del motore di ricerca sono arrivati a penalizzare siti web appartenenti all’azienda, ma sarebbe superficiale concludere di trovarsi di fronte ad un singolo soggetto con tendenze schizofreniche. Quindi vi spiegherò perché queste vicende avvengono.

La seconda cosa che dovete sapere è che un po’ di tempo fa ho beccato quello che considero il più atroce esempio di spam operato da un team di prodotto di Google ai danni di Google Search, un’attività di puro spam su larga scala, con l’obiettivo di riempire l’indice del motore di tanta roba di bassa qualità che non avrebbe meritato di essere indicizzata.

Questa aberrante e titanica malefatta è passata inosservata a tutti ed è stata purtroppo notata dal sottoscritto troppo tardi, quando ormai la tecnica di spam non aveva più senso visto che il servizio che tentava di promuovere sulle SERP non esisteva più. Se l’avessi beccata qualche anno fa sarebbe successo probabilmente un mezzo putiferio e mi mangio un po’ le mani per non essermene accorto prima.

La malefatta la racconto comunque, anche se in ritardo, perché è talmente grossa che è bene che tutti voi siate informati della cosa. Prendete i pop corn.

L’articolo continua, leggi il resto… »

La SEO sulla spiaggia: case di link costruite sulla sabbia

Cozza sorridente

E’ notizia di qualche giorno fa che una nota impresa internazionale di spaccio di tool, articoli e graduatorie di fattori di ranking per SEO e webmaster si è pubblicamente indignata del fatto che Google ha considerato di bassa qualità un link presente su una piattaforma di guest blogging appartenente all’azienda stessa.

I nomi sono irrilevanti e quindi non li farò. Ritengo che si possa imparare di più focalizzando la propria attenzione sul “cosa” e tralasciando il “chi”, pronome che spesso apre la strada a considerazioni più ideologiche e politiche che oggettive.

Approfittando allora del periodo estivo durante il quale sto scrivendo questo articolo, ho pensato di usare la metafora delle case costruite sulla sabbia per dettagliare un po’ la vicenda accennata sopra e per spiegare perché alcuni progetti su web sono inesorabilmente destinati a ricevere sprangate sui denti da Google, prescindendo da quanto sia importante il brand che vi sta dietro.

Il mio obiettivo è quello di chiarire alcuni aspetti tecnici dei criteri che stanno dietro alla classificazione dei link operata da Google.

Per garantire un pieno anonimato all’azienda le cui affermazioni mi hanno motivato a scrivere il presente articolo chiarificatore, attribuirò ad essa un nome fittizio e in linea col tono estivo-balneare dell’intero post. La chiamerò pertanto “LaCòz“.

L’articolo continua, leggi il resto… »

Tutto quello che (non) sappiamo su Google Hummingbird

Hummingbird

Una persona mi ha chiesto come mai, tra i post di LowLevel.it dell’ultimo periodo, non ho pubblicato nulla su Hummingbird (in italiano sarebbe “colibrì”), l’update di Google annunciato nel settembre 2013 e apparentemente dedicato all’analisi delle query. Di questa nuova tecnologia non si sa quasi niente di teorico e assolutamente niente di concreto.

La ragione per la quale me ne sono rimasto zitto è che i fenomeni SEO sociali che solitamente si innescano con l’annuncio di un nuovo algoritmo di Google non mostrano un lato particolarmente felice del nostro settore e questo scenario mi demotiva a scrivere.

Le cose stanno così: la volontà di fare pageview a tutti i costi induce i blogger a cavalcare l’onda della novità e, in assenza di informazioni, a trasformarsi in produttori industriali di minchiate col botto.

Adesso non sono certo che l’espressione tecnica “minchiate col botto” renda abbastanza l’idea e quindi ho deciso di scrivere questo post per affrontare un po’ il tema della qualità dell’informazione SEO online e per spiegare che, rifiutandosi di saltare sul carrozzone del circo equestre dei SEO blogghettari d’assalto, si evita di produrre ulteriori congetture strampalate con cui fuorviare gli assetati lettori che si abbeverano a qualunque fonte gli capiti sotto tiro.

In certi casi, si contribuisce di più alla cultura di un settore standosene zitti.

E’ trascorso un bel po’ di tempo da quanto Hummingbird è stato annunciato ma le discussioni e congetture su di esso non si sono placate. Di seguito farò il punto sull’argomento e proporrò le mie considerazioni su quanto male facciamo a noi stessi quando diffondiamo fantasie basate sul nulla.

E chissà se, tra un vaneggiamento e l’altro, qualcosa di interessante e concreto su Hummingbird non possa venir fuori lo stesso…

L’articolo continua, leggi il resto… »

Trarre lezioni SEO dal gigantesco bug di Google Plus

Hijacking

Siccome non uso questo blog per affrontare temi che ritengo meno interessanti, non ho scritto un articolo sul gigantesco bug di Google+ scoperto due settimane fa, quello che permette di attribuire ad una pagina di Google+ una quantità di +1 sostanzialmente arbitraria, “copiandoli” da quelli di una qualsiasi altra pagina.

Se questo bug fosse emerso su Facebook, tutti i blog markettari internazionali avrebbero probabilmente evidenziato l’incredibile falla ed i vari servizi di “vendita di like” avrebbero stappato bottiglie di Dom Pérignon. Ma siccome Google+ se lo filano in quattro gatti ed i suoi utenti attivi si calcolano sulle dita di una mano di un monco (sì, è un’iperbole) la faccenda è passata relativamente inosservata.

Se non avete idea del bug del quale sto parlando, vi segnalo un articolo riassuntivo su Engeene ed un approfondimento tecnico su Ideativi. Ne consiglio la lettura per prendere familiarità col tema di cui sto per scrivere.

L’articolo che state leggendo, tuttavia, non è dedicato al bug in sé quanto a che cosa è possibile imparare sul funzionamento di Google ragionando un po’ sulla falla che è stata trovata e sul perché essa esiste.

Sarà anche un modo per approfondire un po’ parte del processo di canonicalizzazione delle risorse.

Buona lettura!

L’articolo continua, leggi il resto… »

Come organizzare un documento di analisi SEO [Infografica]

Mappa documento di analisi SEO

In fondo a questo articolo trovate un’infografica. Lo scrivo in cima per non rischiare che ve la perdiate e perché mi dicono che le infografiche piacciono molto, a prescindere da quanto siano utili o fatte bene. Per testare di persona il fenomeno, ho prodotto un’infografica inutile e fatta male.

Nel corso degli anni mi è capitato di modificare pian piano l’organizzazione dei documenti di analisi SEO che ho realizzato.

Partendo da un modello molto lineare, che coincideva con un elenco di criticità SEO riscontrate su un sito e con linee guida SEO per risolverli, ho iniziato a considerare un documento di analisi tecnica non tanto l’output di un’attività più o meno scimmiescamente eseguita quanto un ulteriore strumento di comunicazione nei confronti del cliente, strumento che può essere sfruttato per far percepire l’utilità delle analisi svolte e la competenza di chi le ha svolte.

Senza snaturare gli obiettivi tecnici di questi documenti, a mio parere è possibile organizzarli in modo da inserirli in una più ampia visione di marketing e consulenziale.

In questo articolo vi propongo una possibile traccia da seguire; attingete ad essa e modificatela in piena libertà, a seconda delle vostre specifiche esigenze.

L’articolo continua, leggi il resto… »