Trarre lezioni SEO dal gigantesco bug di Google Plus

Hijacking

Siccome non uso questo blog per affrontare temi che ritengo meno interessanti, non ho scritto un articolo sul gigantesco bug di Google+ scoperto due settimane fa, quello che permette di attribuire ad una pagina di Google+ una quantità di +1 sostanzialmente arbitraria, “copiandoli” da quelli di una qualsiasi altra pagina.

Se questo bug fosse emerso su Facebook, tutti i blog markettari internazionali avrebbero probabilmente evidenziato l’incredibile falla ed i vari servizi di “vendita di like” avrebbero stappato bottiglie di Dom Pérignon. Ma siccome Google+ se lo filano in quattro gatti ed i suoi utenti attivi si calcolano sulle dita di una mano di un monco (sì, è un’iperbole) la faccenda è passata relativamente inosservata.

Se non avete idea del bug del quale sto parlando, vi segnalo un articolo riassuntivo su Engeene ed un approfondimento tecnico su Ideativi. Ne consiglio la lettura per prendere familiarità col tema di cui sto per scrivere.

L’articolo che state leggendo, tuttavia, non è dedicato al bug in sé quanto a che cosa è possibile imparare sul funzionamento di Google ragionando un po’ sulla falla che è stata trovata e sul perché essa esiste.

Sarà anche un modo per approfondire un po’ parte del processo di canonicalizzazione delle risorse.

Buona lettura!

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Come organizzare un documento di analisi SEO [Infografica]

Mappa documento di analisi SEO

In fondo a questo articolo trovate un’infografica. Lo scrivo in cima per non rischiare che ve la perdiate e perché mi dicono che le infografiche piacciono molto, a prescindere da quanto siano utili o fatte bene. Per testare di persona il fenomeno, ho prodotto un’infografica inutile e fatta male.

Nel corso degli anni mi è capitato di modificare pian piano l’organizzazione dei documenti di analisi SEO che ho realizzato.

Partendo da un modello molto lineare, che coincideva con un elenco di criticità SEO riscontrate su un sito e con linee guida SEO per risolverli, ho iniziato a considerare un documento di analisi tecnica non tanto l’output di un’attività più o meno scimmiescamente eseguita quanto un ulteriore strumento di comunicazione nei confronti del cliente, strumento che può essere sfruttato per far percepire l’utilità delle analisi svolte e la competenza di chi le ha svolte.

Senza snaturare gli obiettivi tecnici di questi documenti, a mio parere è possibile organizzarli in modo da inserirli in una più ampia visione di marketing e consulenziale.

In questo articolo vi propongo una possibile traccia da seguire; attingete ad essa e modificatela in piena libertà, a seconda delle vostre specifiche esigenze.

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Progetto Bombolo: come modificare il Knowledge Graph e le SERP

Un'immagine che ritrae Franco Lechner e la scritta Progetto Bombolo

Questo post nasce esclusivamente dalla volontà di rendere omaggio a Franco Lechner, in arte “Bombolo”, protagonista di molti b-movie italiani e compianta maschera romanesca della commedia trash.

Non escludo che, nel tentativo di omaggiare Bombolo, l’articolo possa accidentalmente fornire informazioni su come modificare i contenuti del Knowledge Graph di Google.

Tze-tze.

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SEO serendipità: cosa si scopre su Googlebot quando meno te l’aspetti

Penso che la cosa meno noiosa di questo post sia il fatto che include un video in cui ho catturato i comportamenti di Googlebot su un sito. Ve l’ho scritto in cima all’articolo, così non c’è il rischio che ve lo perdiate.

Questa non è la prima volta che mi imbatto in situazioni di serendipità durante i miei test o studi legati alla SEO. Mi pare di averne dato evidenza sul blog durante la mia ricerca sui famigerati “Not Provided”, ma al di là di quanto ho documentato online non sono mancate altre occasioni in cui mi sono imbattuto in qualcosa di interessante mentre cercavo tutt’altro.

Recentemente ho valutando alcune tecniche per incentivare Google ad indicizzare più velocemente i contenuti di un sito ma non vi parlerò di questi tentativi perché i test sono ancora in corso. Quello che invece vi voglio raccontare è ciò che ho scoperto mentre ne portavo avanti uno.

Ne ho tratto un paio di considerazioni molto semplici e per niente sconvolgenti, ma che in futuro potranno essere tradotte in linee guida di buonsenso potenzialmente utili ad altri SEO.

Per queste ragioni, ho pensato di condividere con voi quello che ho osservato.

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Come funziona Google (solo un antipasto…)

La pipeline di Google

Vi chiedo di prestare attenzione. Non l’ho mai fatto finora ma stavolta si tratta di un’occasione molto particolare.

Quanto segue è un assaggio di quello che stava diventando un mastodontico e ingestibile articolo sullo scibile tecnico di Google, iniziato a scrivere diverso tempo fa.

Sono arrivato ad un punto in cui ho dovuto realizzare che un post in un blog non è più il contesto e metodo giusto col quale fornire questo tipo (e questa quantità) di informazioni. Per tante ragioni.

In un certo senso, mi sono arreso. Ma da un’altra prospettiva ne è nato qualcosa di molto molto più interessante.

Quindi ho deciso di proporvi oggi questa “opera incompiuta” e vi chiedo di fare un salto sul blog domani, 10 ottobre 2013, per darvi una notizia e per mostrarvi in che cosa ho trasformato questo articolo.

Se mi seguite da un po’ di tempo, sono certo di poter stuzzicare il vostro interesse.

A domani!

Aggiornamento: il 10 ottobre 2013 è arrivato e potete leggere la novità: Come funziona Google (sul serio).

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Studi sui fattori di ranking: distinguere quelli utili da quelli farlocchi

In fondo a questo articolo c’è un’infografica. Lo scrivo in cima altrimenti c’è il rischio che ve la perdete.

Non ho mai fatto mistero della mia avversione per qualsiasi tipo di studio dei fattori di ranking. Taglio corto e spiego che la ragione è che, a prescindere dalle buone intenzioni degli autori, i risultati di questi studi sono quasi sempre fuorvianti e a volte dannosi.

Viene subito alla memoria l’aneddoto che mi ha raccontato un esperto (e popolare) collega, a cui è capitato di dover essere valutato da persone poco addentro al settore SEO sulla base dei risultati di uno studio di fattori di ranking, considerato al pari di una bibbia.

Il problema di fondo, tuttavia, è che tali studi rafforzano nelle persone l’idea che i segnali presi in considerazione dai motori di ricerca per il ranking siano valevoli per tutti i siti e che possiedano un peso intrinseco invece di un peso che varia a seconda dei casi, come avviene sempre più spesso.

Il rischio è dunque che gli studi che hanno l’obiettivo di riassumere e sovra-semplificare un fenomeno complesso come il ranking vengano presi in considerazione senza quel grano di sale che impedirebbe alla gente di creare danni. La quantificazione di tale rischio è molto soggettiva e dipende solo da quanto ciascuno di noi ritiene il sale un elemento abbondante nella zucca delle persone.

L’obiettivo del presente articolo è costruttivo/istruttivo e quindi, spronato da un paio di recenti studi sui fattori di ranking di Google, uno dei quali pubblicato da un’azienda molto in vista, mi accingerò a spiegare come distinguere gli studi sui fattori di ranking “teoricamente utili in alcuni contesti” da quelli del tutto farlocchi.

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