L’inevitabile declino di Google+ e cos’è la macromyopia

Siccome nel momento in cui scrivo il tempo è tiranno, non ho ancora avuto modo di scrivere un post col mio parere su Google+, che ha ormai poco più di un mese di vita. Avrei tante cose da dire su questo nuovo approccio sociale di Google e attenderò pazientemente che il tempo a mia disposizione torni cospicuo.

Nel frattempo, però, mi limiterò a condividere qualche informazione sul ciclo fisiologico di visibilità che un grande prodotto come Google Plus solitamente segue. In questo modo sarà possibile fare qualche previsione sull’immediato futuro.

Date innanzitutto un’occhiata al grafico che segue, ridisegnato sulla base di quello che trovate nell’articolo “MacroMyopia and the technology hype cycle” di Don Dodge, che vi suggerisco caldamente di leggere.

Grafico che mostra Google+ nella fase di inizio del crollo post-picco

A volte un cartello 'You are here' chiarisce molte più cose di tanti discorsi

Nelle versioni più recenti di grafici di questo tipo a “visibility” è stato sostituito il più opportuno “expectations”, ma il concetto di base è lo stesso.

In questo momento è il 2 agosto 2011 e su Google+ diverse persone hanno iniziato a notare un rallentamento della quantità di persone che aggiungono utenti nelle cerchie nonché, fenomeno più significativo, una riduzione nella quantità di interazioni sul nuovo social network.

Un po’ è estate. E un po’ l’estate non c’entra.

Don Dodge illustra nel proprio articolo il tipico ciclo di visibilità seguito da prodotti sui quali nasce inizialmente un hype molto alto: dopo un picco di interesse, inizia la disillusione e la visibilità del nuovo prodotto crolla, per poi riprendere in futuro quando gli early adopter attrarranno i nuovi follower.

Questo andamento è una conseguenza del fenomeno della macromyopia, ovvero la tendenza a sovrastimare un nuovo prodotto durante la fase di lancio e iniziale e a sottostimare l’impatto di lungo periodo.

La disillusione nasce perché la gente inizia a rendersi conto di aver sovrastimato il prodotto e nel grafico che vi propongo ho indicato in quale punto del ciclo si trova Google+ attualmente.

In altre parole il prodotto è sulle montagne russe e sta già sperimentando l’inizio del declino post-picco, che verrà condito da articoli online che parleranno di disfatta e di contrazione ma senza spiegare il perché e guardandosi bene dal dire che è previsto.

Non si tratta di nulla che Geoffrey Moore non abbia già spiegato negli anni novanta, ma ho pensato che fosse interessante specificare la posizione attuale di Google+ e che cosa ci si può attendere nel prossimo periodo, al di là delle percezioni di cassandre, fanboy e markettari.

6 Responses to L’inevitabile declino di Google+ e cos’è la macromyopia

  1. Tambu scrive il 2 August 2011 at 07:58

    credo sia il motivo per cui ancora non hanno implementato nessuna modifica o novità. Se le tengono per i periodi di discesa, in modo da trasformarli in nuovi slanci. Rallentamento? BUM, possibilità di import. rallentamento? BUM, pagine aziendali. rallentamento? BUM grossa novità che nessuno si aspetta :)

    • LowLevel scrive il 2 August 2011 at 08:29

      > Se le tengono per i periodi di discesa

      Hmm… sull’opportunità di una tecnica del genere avrei qualche perplessità. Sarebbe un approccio basato sulla reazione ad eventi negativi, piuttosto che il tipico approccio produttivo di Google.

      Da loro stessi sono comunque arrivate affermazioni che indicano che non hanno ancora terminato di sviluppare le caratteristiche più attese, perché desiderano farlo nel migliore dei modi possibile.

      Approfitto dell’apertura del tema “modifiche e novità” segnalando la pagina che usano per comunicare le novità via via che le implementano.

  2. zanna86 scrive il 2 August 2011 at 09:15

    Si, in effetti le varie gif animate con Google che prendeva a cazzotti Facebook iniziavano a irritarmi.

    Google+ è migliore per avere degli scambi costruttivi.

    Facebook è migliore per “farsi i cazzi degli altri”.

    Ora come ora l’utente medio usa i social per farsi i cazzi degli altri. Dubito che l’utente medio sia invogliato a iscriversi a Google+ per farsi i cavoli di noi “addetti ai lavori”. Manca una classe che attiri l’utente medio su G+!

    E poi…a volerla dire tutta…non sapete che fatica ho fatto per far capire ad alcuni miei amici come funzionano le cerchie….a spiegare che non esiste una bacheca come in FB ecc ecc…!

    G+ è un social più tecnico e meno cazzaro…e a me piacerebbe rimanesse così..!

  3. Gianpaolo scrive il 2 August 2011 at 09:31

    Per me la curva sarà in realtà molto meno ampia di quella prevista dal ciclo di visibilità fisiologico teorico che mostri(anche se sono d’accordo sul fatto che sarà sicuramente scandita da articoli che parlano di contrazioni, catastrofi & fallimenti nei periodi di calo).
    Il vero motivo del successo di Google+ (e del fallimento di tutti i precedenti social di big G) sta nell’integrazione con il motore di ricerca.
    Spingere sull’integrazione sarà come spingere sull’accelleratore di + (e loro lo sanno benissimo).
    L’unica cosa a cui devono fare attenzione è non peggiorare la qualità dei risultati per la fretta di far crescere +.
    Se non commetteranno errori madornali in questo processo, ben presto Facebook dovrà fronteggiare un rivale temibilissimo (così come Google sta già affrontando la sfida sulla search targata Bing/FB).

  4. SmartGoogle scrive il 2 August 2011 at 21:37

    in realtà ci sono nuove applicazioni e plugin che potrebbero fare la differenza. GOOCE per esempio permette la piena integrazione proprio fra Facebook e Google Plus. Praticamente ha letteramente inserito Facebook all’interno della scheda di Google plus. Questo permette di mantenere i contatti con il vecchio social e inziare il nuovo.

  5. ppt scrive il 4 August 2011 at 23:07

    Un utente medio rimane sempre dove sta comodo o abbastanza comodo… a meno che… non compaia qualcosa mostruosamente più figa della precedente. Ecco, quello è il punto di rottura. Ci vuole un iphone, un facebook o un google (del 98). Qualcosa di poco migliore non combina mai nulla e vince sempre l’abitudine e la notorietà. Se bing diventasse un po’ migliore di Google a livello qualitativo, nessuno se ne accorgerebbe.

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